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Un giretto intorno al Lago di Garda
di Stefanone

02/08/2006
Partiamo con calma da casa mia intorno alle 10.30 con l’intenzione di concederci un fine settimana di relax e riposo e magari visitare bei posti.
Finalmente un po' di “on the road” dopo le fatiche del Motoduck!
Finalmente un po' di pace dopo settimane lavorative piuttosto pesanti.
Finalmente un po' di cazzi miei.
Benzina, pressione delle gomme, bancomat e cazzate varie prima di imboccare la Transpolesana e, intorno alle 13.00, arriviamo sul Lago.
Il Garda è sempre un posto fantastico, bello e pulito.
Percorrerlo mi riporta indietro col pensiero a oltre 10 anni fa, quando ero studente di grafica e web design a Verona e me lo giravo in lungo e in largo con una scassata Ford Fiesta, insieme ad amici che tuttora ogni tanto passo a trovare.
Arriviamo a Torbole verso le 18.00 e troviamo posto presso la locanda-trattoria Linfano. Posto carino, camera pulita, personale cortese e (magnifico) posto chiuso per la moto.
Ci facciamo una doccia e decidiamo di cenare bene e tanto.
Io scelgo tortelloni ripieni di coda di rospo conditi con gamberetti e pomodorini seguiti a ruota da una tagliata di manzo con rucola e parmigiano.
Mara invece opta per le tagliatelle con la lepre e poi per i filettini di maiale con funghi porcini.
Finita la cena seguiamo i consigli della titolare e ci allontaniamo di una ventina di km per andare a vedere Limone sul Garda.
Davvero una bellissima cittadina sulla riva del Lago, con il suo molo, le vie medievali strette e tortuose, il centro illuminato e tenuto in maniera impeccabile. Aveva ragione chi tempo addietro me l’aveva definita come una piccola Porto Fino. Prendiamo un gelato (caro rabbioso) e ce la giriamo a piedi perché i mezzi bisogna lasciarli fuori da centro.
Piccola curiosità: i nativi di questa zona sono oggetto di studio da parte dei medici di mezzo mondo perché pare che nel loro organismo sia presente una proteina che rende il loro fisico immune alle malattie cardiache.
Beati loro.
Il ritorno alla locanda è un’odissea: sbagliamo strada a Riva del Garda  e ci perdiamo. Io rimango fedele al mio essere incazzoso e perdo subito le staffe. Mara invece è più calma di me, chiede informazioni prima ad un pusher albanese, poi a delle 15enni svampite svampite ed infine al padrone di un ostello, riuscendo infine a riportarmi sulla retta via. Arriviamo in locanda e buonanotte.


03/08
Ci svegliamo alle 08.00, ci tiriamo su intorno alle 10.00 e scopriamo con piacere che la titolare ci ha tenuto la colazione in caldo. Sono gesti di gentilezza ormai rari e molto apprezzabili.
Mangio come un piranha e poi la mia donzella propone di fare il ritorno percorrendo la sponda bresciana del Lago per poi fermarci in quel capolavoro che è Sirmione.
Salutiamo e ringraziamo tutto lo staff della locanda Linfano promettendo di citarli nel mio scritto (promessa mantenuta).
Di nuovo in strada e puntiamo in direzione Salò. Subito dopo Riva del Garda il traffico si blocca improvvisamente: in testa alla fila di auto c’è un camper gigantesco che ci costringe ai 35 orari per svariati e svariati km.

Nota per i camperisti. Siate maledetti fino alla fine dei tempi e anche oltre, voi e le vostre baracche su 4 ruote. Se siete tanto rammolliti da non potervi separare da tutte le vostre comodità, doccia, letto, televisione… allora vi invito a murarvi dentro casa vostra e buttar la chiave nel cesso.
Fine dello sfogo.


Si prosegue attraverso posti veramente belli (in quanto a opere d’arte l’Italia non è seconda a nessuno), ci prendiamo un caffè presso Maderno e infine alle 13.30 parcheggiamo la moto ed entriamo nel “Vittoriale degli italiani”, casa di Gabriele d’Annunzio.


Il “Vittoriale” è visto come una somma, un insieme di tutte le bellezze geografiche, artistiche, culturali italiane. Si tratta di una cittadella monumentale, composta da una serie di edifici e da un anfiteatro, vasta 9 ettari costruita tra il 1921 ed il 1938 e circondata da mura. Mi siedo nei gradini dell’anfiteatro da 1500 posti con vista sul Lago e penso che di certo, nella sua vita, D’annunzio non si sia fatto mancare nulla.
Ci sono poi 2 piazzette, l’Esedra e la Piazzatta Dalmata che conducono alla Prioria, villa che testimonia la personalità dannunziana, dove sono raccolti migliaia e migliaia di oggetti artistici, statue di Michelangelo, metope del Partendone, Buddha orientali, oggetti appartenuti a personaggi storici, antiche statue lignee, ceramiche, vetri, argenti, tappeti, una libreria che raccoglie circa 30.000 volumi, alcuni dei quali antichi e rari, oltre a cimeli che ricordano i momenti eroici della vita del Poeta.
C’è poi l’edificio degli Archivi che conserva gli scritti dannunziani, c’è l’Ala di Schifamondo con esposto il suo aereo SVA10, c’è il Museo della Guerra il cui allestimento valorizza il ricco e prezioso patrimonio legato all’esperienza militare di G. d’Annunzio.

”Tutto è quì dunque una forma della mia mente, un aspetto della mia anima, una prova del mio fervore” (G. d'Annunzio)

Ad un certo punto (visto anche il notevole afflusso di gente) ci rendiamo conto che per visitare tutta la struttura servirebbe una giornata intera di “full immersion”. Rimandiamo, magari a primavera prossima. Prendiamo la strada, direzione Salò, poi direzione Desenzano e poi puntiamo su Sirmione.
Ci arriviamo intorno alle 16.30 dopo un’orgia di traffico che mi sfinisce.

Situata in un contesto geografico molto particolare (si trova infatti su una penisola molto stretta), Sirmione vanta una storia di tutto rispetto: vi si trovavano già nel 1200 a .c villaggi su palafitte.
Sicuramente però, quando si parla di Sirmione romana, la grandiosa testimonianza dell'importanza del paese all'epoca è data dalle imponenti rovine che dominano la punta della penisola, le cosiddette "Grotte di Catullo".
Dopo aver subito il dominio longobardo nel VIII secolo, durante il XIII sec. la penisola diviene dominio della potente famiglia degli Scaligeri di Verona, alla quale si deve la costruzione del magnifico castello che proteggeva il borgo ed il porto. Nel 1405 Sirmione passò sotto il dominio di Venezia, nell'800 sotto il dominio prima francese e poi austriaco. Più tardi il Castello Scaligero divenne proprietà del comune che lo elesse a propria sede e tale rimase fino al 1917, anno in cui passò allo Stato.

Facciamo foto, facciamo shopping e mangiamo dei gran panini al Doc Pub prima di intraprendere il viaggio verso casa.
Il traffico in direzione Verona è talmente pesante che decido di infilarmi in autostrada sulla Modena-Brennero, uscire a Verona sud in zona fiera e da lì proseguire per la Transpolesana in direzione Rovigo. Arriviamo a Ferrara alle 22.00 sani e salvi, in tutto abbiamo percorso circa 700 km .
Ci facciamo 2 birre ed una piada all’Hot Road. Un'altro viaggio che mi lascio alle spalle, mi chiedo a quando il prossimo e dove andrò. Siamo parecchio stanchi… ma sinceramente non riesco a concepire altri modi di viaggiare diversi dallo stare in sella perché in nessun’altra maniera si riesce ad assaporare la libertà e l’ebbrezza di sentirsi vivi.
Fine del viaggio, fine dello scritto. Punto.
Stefanone


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