eventi e news
editoriale mensile
la storia del club
essere Street Diamond
organigramma
diventare uno di noi
la Clubhouse
scrivono di noi
MOTODUCK
calendario raduni
galleria fotografica
pillole di custom
diamanti in viaggio
links utili ed inutili
cerca/trova/vendi
i nostri sponsor
contatti e suggerimenti
libro degli ospiti
credits



TOURIST TROPHY 2005 - una settimana passata su 2 ruote
di Stefanone

02/06
Ci diamo appuntamento vicino a Ferrara sud alle 05.30 del mattino. Abbiamo organizzato tutto da almeno 6 mesi. Mais su Ducati ed io su TDM900 carico carico di bagagli. Ciao Mais, ciao Stefanone, sigaretta e si parte. Per essere in Giugno fa piuttosto freddo. Ci infiliamo in autostrada e puntiamo prima in direzione Bologna e poi in direzione Milano fermandoci solo per una robusta colazione in autogrill, poi proseguiamo in direzione Como-Chiasso e intorno alle 09.30 passiamo il confine con la Svizzera. Avevo sentito dire che la zona del Lago di Lugano fosse molto bella, ma non immaginavo certo di attraversare un posto simile: uno specchio di paradiso incastonato in mezzo alle montagne. Ancora oggi, ripensandoci, mi rammarico di non essermi fermato a fare qualche foto.
Ci lasciamo alle spalle cantoni e panorami mozzafiato e giungiamo in Francia. Decidiamo di concederci una sosta con pranzo presso Mulhouse. Sono le 14.30 e abbiamo precorso circa 650 km . Il resto della giornata prosegue in linea retta attraverso le autostrade francesi (molto molto belle) e intorno alle 19.30 arriviamo a Metz e decidiamo di cercare un hotel. Ne troviamo uno, ci sembra un tantino caro ma siamo troppo stanchi per cercare altrove o contrattare sul prezzo. Ci trasciniamo in camera senza neanche cenare e alle 20.30 stiamo già dormendo. Abbiamo percorso oltre 1000 km rimanendo in sella per circa 13 ore. Non male.


03/06
Sveglia e si riparte puntando verso il confine con il Belgio. Già da mesi avevamo deciso di non fare la tratta Calais-Dover ma di utilizzare la tratta belga Zebbrugge-Hull di 12 ore per poterci riposare e per evitare il grosso del traffico. Passiamo di fianco ad una centrale eolica e rimango stupito dalle dimensioni gigantesche delle eliche. Energia pulita, scusate se è poco. Alle 15.30 arriviamo a Zebrugge e guardiamo il mare “dall’altra parte” (credetemi, è un’emozione). Il tempo è bruttino. All’imbarco ci sono circa una ventina di moto, per lo più customs… e anche tre italiani di Milano (da segnalare la rat-bike di uno di loro… un orrore con un vassoio da fast-food come cupolino e dei campanacci da mucca appesi alla carena). Ci imbarchiamo alle 17.00 sotto una pioggerellina fastidiosa, leghiamo le moto e ci infiliamo un loculo di 2mq che abbiamo come cabina. Doccia sacrosanta e poi, mentre il traghetto si stacca dalla costa europea portandoci in alto mare, passiamo il resto della serata bevendoci un paio di birre e discutendo di argomenti impegnati tipo “Goldrake e molto più forte di Grande Mazinga”.


04/06
Dormo malissimo, troppo angusta quella cabina, troppo piccolo quel letto per la mia stazza. Come se non bastasse, dimentichiamo di regolare gli orologi e quindi ci svegliamo con un’ora di anticipo. Siamo quasi arrivati sulle coste inglesi, fuori il mare è mosso, il cielo è grigio e minaccia pioggia. Alle 07.30 sbarchiamo a Hull sotto la solita pioggerellina fastidiosa. Pioggia fastidiosa e vento fortissimo si rivelano fedeli compagni di viaggio per tutta la traversata inglese da Hull in direzione Manchester, Liverpool e infine al porto di Heysham. Adesso sì che le moto sono veramente tante: Suzuki, Yamaha, Kawasaki, parecchie Ducati, Honda, Triumph e Harley Davidson di tutti i tipi. Una delle preoccupazioni per me maggiori alla vigilia della partenza era il dover guidare a sinistra, ma devo dire che in moto ci si abitua presto (in auto però deve essere terribile). Arriviamo intorno al porto in orario quasi perfetto seguendo una coda chilometrica di centinaia di 2 ruote. Mai in vita mia ne ho viste così tante insieme. Il personale portuale si comporta in maniera egregia e, dopo aver presentato le carte di imbarco, nel giro di 1 ora piazziamo le moto in barca. Infilo la mia moto in corsia quando un marinaio brutto orrendo mi si piazza davanti e mi parla con un accento incomprensibile. Gli dico testualmente che “non ho capito un cazzo” e lui tranquillo mi risponde “lascia prima marcia inserita”. Ci voleva poi tanto? Salpiamo alle 14.00 in punto, fuori il tempo è molto migliorato ma il vento assassino non ne vuole sapere di mollare e dopo un pochi minuti di eroismo sul ponte decido di starmene al chiuso. Dentro siamo assiepati come sardine, si fatica a camminare. Mais schiaccia un pisolo, io intanto mi osservo intorno e vedo solo motociclisti vecchi, giovani, piccoli, medi, grossi, bagnati, luridi, stanchi ma tutti sorridenti, esaltati, accomunati dalla gioia della meta quasi raggiunta e da un sogno che si rinnova per alcuni e si avvera per altri. Dopo una traversata di 3 ore FINALMENTE sbuchiamo fuori da quella bagnarola e ci ritroviamo sotto il cielo grigio di Douglas. Ho perso il conto dei km fatti ma penso che superiamo i 1500. Le gare della giornata non sono ancora finite e quindi la strada principale è ancora chiusa. Parcheggiamo e aspettiamo e intanto guardiamo i sidecar sfrecciare come missili.
L’isola è davvero bella, c’è molto verde e un cielo sempre turbolento in perfetto stile anglosassone e la gente passeggia tranquilla con quell'aria (tutta inglese) di chi vive un po alla giornata. Troviamo un campo da pascolo adibito a campeggio intorno alle 19.30, montiamo la tenda e scendiamo sul lungomare di Douglas immergendoci nella bolgia notturna e nei festeggiamenti. C’è di tutto, spettacoli di stunt-mans su 2 route, giostre, birrerie, un fiume di gente… e il panino più mostruoso e dannoso che io abbia mai mangiato: 2 bistecche, formaggio fuso, pancetta, cipolla e uovo per 1200 calorie (ben oltre il fabbisogno nutritivo giornaliero). Nonostante la folla immensa e nonostante il tasso etilico generale piuttosto elevato, tutto si svolge in maniera tranquilla e senza incidenti, tanto da indurre a pensare che il notevole drappello di “bobbies” (tutti piuttosto grossi) sia messo lì come attrazione folkloristica piuttosto che per sedare disordini. Il coinvolgimento degli isolani è quasi da delirio. Poi si va a dormire.


05/06
Stranamente c’è il sole e poche nuvole. Mentre mi avvio verso i cessi lancio un’occhiata al panorama di moto attorno a me: da segnalare una Suzuki Hayabusa con sidecar costruito su misura (mai visto niente di simile), un CBR900 tarato Streetfighter (mai visto niente di così cattivo) ed una Trike ricavata da un fuoristrada Chevrolet (mai visto niente di così enorme). Oggi poi è la grande giornata: il Mad Sunday, unica domenica del calendario T.T dove la strada del tratto montuoso (detta Mountain) viene aperta al pubblico in una sola direzione e dove quindi è possibile assistere a particolari prove di abilità, coraggio e incoscienza. Come da pronostico Mais, appena giunge in strada, parte come un missile e scompare in mezzo alla processione di moto. Io non ho nessuna fretta e preferisco tenermi molto defilato per potermi godere il tutto con calma. Decine e decine di moto mi sorpassano a tutto gas compiendo pieghe da gomito e facendo numeri da paura. Dopo un po mi rendo conto che con la mia guida tranquilla sono un pericolo per me e per gli altri e decido di godermi la spettacolo da una piazzuola di sosta. Sono in pieno Mountain e ci scappa pure un disegno. In mezzo alla bolgia ritrovo Mais e insieme ci dirigiamo verso Bray Hill, luogo di partenza delle gare. Quando arriviamo ci sono moto a perdita d'occhio. Parcheggiamo i mezzi ci facciamo un giro per stands e paddock comprando magliette, comprando patchs e mangiando schifezze. Poi ci godiamo le gare.

2 parole sul Tourist Trophy. Nasce nel 1907 e fino a pochi anni fa era una tappa del Motomondiale, poi annullata per l’eccessiva pericolosità del circuito. Dopo la perdita della titolarità iridata solo un certo numero di uomini ha continuato a correre per ripetere questo rito. E’ una manifestazione atipica e unica nel suo genere in quanto consiste in una serie di prove cronometrate su circuito urbano che prevedono la partenza singola dei piloti con un intervallo di 10 secondi tra l’uno e l’altro. L’intero percorso è di circa 64 km e si snoda tra centri abitati, campagne, tratti montuosi, curve fiancheggiate da muri di pietra e traiettorie obbligate tra marciapiedi ed edifici. Inutile dire che è parecchio parecchio parecchio pericoloso e che ogni anno ci scappano un paio di morti.

Ma allora cosa spinge questi piloti a rischiare a vita in questa gara pericolosissima? Forse perché il rischio, il giocare a scacchi con la sorte affascina l’uomo. Forse ha ragione il Dottor Costa della Clinica Mobile quando afferma che il T.T “… rappresenta, incarna e simboleggia la storia del motociclismo. E’ una corsa capace di regalare ai suoi partecipanti la gioia della vittoria, l’aspetta più dionisiaco della vita, e allo stesso tempo di infliggere il lutto, la tragedia. E’ un’entità ignota, misteriosa e ambivalente, Proprio come la vita…”.

Ci gustiamo le gare dal punto di partenza e poi decidiamo di farci un ultimo giro prima di tornare alle brande. Prendiamo una stradina interna secondaria e la seguiamo senza una meta precisa. Ci lasciamo alle spalle rombi, motori e casino e arriviamo nella cittadina portuale di Castletown. E qui l’atmosfera cambia radicalmente mentre ci sediamo vicino al faro e ci fumiamo un paio di sigarette e scattiamo un paio di foto del panorama gustandoci l’ultimo sole della giornat a: c’è pace, c’è il tenue rumore del mare, i versi dei gabbiani, l’aria che odora di sale. Bellissimo. Ceniamo in un McDonald. In questi giorni abbiamo avuto un’alimentazione a dir poco pessima e mi prometto che, una volta a casa, seguo una dieta adeguata. Siamo stanchi e sono le 20 quando ci infiliamo in tenda sotto le note di “I’m bad i’m nationwide” degli ZZtop pompata a tutto volume da un gruppetto di tedeschi ubriachi.


06/06
Usciamo dalla tenda alle 10 dopo una dormita di 14 ore. Non ci hanno svegliato i festeggiamenti notturni con musica altissima, non ci hanno svegliato gli schiamazzi e i rutti dei tedeschi, non ci hanno svegliato nemmeno i rombi delle moto che di prima mattina lasciavano il campeggio passandoci di fianco e imbrattando di fango la mia tenda, non ci ha svegliato NULLA tanto eravamo cotti. Ci sono le gare in corso, la strada è chiusa e siamo prigionieri del campeggio. In compenso ci sono poche anime e abbiamo la struttura tutta per noi e possiamo dedicarci a tutte quelle cose che rendono piacevole una mattinata: farsi la doccia con calma, andare al bar a far colazione con calma per poi svaccarci al sole lungo la strada a seguire le gare. Incontriamo pure tre ragazzi di Modena arrivati da poco e sfiniti dal viaggio. Alle 16.30 riaprono la strada e noi ci dirigiamo a vedere il Museo dedicato a Joey Dunlop (27 T.T vinti, un eroe), cosa che si rivela impossibile a causa di un incidente e dell’enorme coda che si sviluppa di conseguenza. Peccato. Perdo e Mais e lo ritrovo sulla Promenade di Douglas dove facciamo conoscenza con Francesca, una ragazza italiana che fa la cameriera in un pub e che ci racconta qualche stranezza dell’isola, tipo il problema delle baby-mamme, oppure che l’isola è un paradiso fiscale e un protettorato inglese con moneta e leggi proprie, che gli abitanti (in perfetto stile anglosassone) si sputtanano lo stipendio bevendo birra nei pub perché oltre al T.T non ci sono altre festività degne di nota e quindi ci si annoia un po ecc ecc. Bella chiacchierata, grandiosi spettacoli di Free-Style con salti da urlo e conseguente rovinosa caduta di uno stunt (per fortuna niente di rotto), altro panino mostruoso e poi decidiamo di ritirarci. La festa è finita, domani inizia il viaggio di ritorno.


07/06
Sveglia alle 06.00, si fanno su le tende, si monta in sella, si imbarcano le moto e si parte. Salpiamo alle 09.00 in punto. Arrivederci Isola di Man, arrivederci Tourist Trophy, ci vediamo alla prossima. Sono sul ponte a scrivere, il cielo è cupo, c’è vento e il mare è un po mosso. Un piccolo stormo di gabbiani svolazza intorno al traghetto e, guardandoli, mi piace pensare che vogliano salutarci. L’isola si allontana piano piano fino a scomparire all’orizzonte… e sinceramente credo di averci lasciato una piccola parte di me. Grande viaggio, grande esperienza, tanto grande che al mio ritorno temo di trovare Ferrara ancora più mediocre di quando l’ho lasciata. Dentro è pieno di gente, ma l’atmosfera è decisamente cambiata rispetto al viaggio di andata. Molti dormono, chi sui divani e chi per terra, altri leggono il giornale e altri, come me, se ne stanno in silenzio… forse a pensare alla fine di questo sogno e al ritorno alla vita di tutti i giorni. Ora mi toccherà passare i prossimi mesi ad aspettare il prossimo viaggio, a fantasticare su quale sarà la meta, quante centinaia di chilometri percorrerò. Toglietemi tutto ma non i miei viaggi su 2 ruote. Una volta sbarcati ad Heysham, ce la prendiamo piuttosto comoda per arrivare dall’altra parte, e lungo la strada ci concediamo il primo pasto “normale” da quando siamo partiti. Arriviamo a Hull alle 17.00 e ci imbarchiamo praticamente subito.


08/06
Siamo tornati sul continente europeo. Sbagliamo subito strada e siamo costretti ad attraversare Bruxelles per intero prima di trovare la giusta via. Gran bella città Bruxelles, pulita, ordinata, anche se un po fredda. Ci fermiamo per la notte a Colmar. Ho perso il conto dei km percorsi.


09/06
Passiamo il confine svizzero intorno alle 10.30 e alle 12.10 siamo in cima al San Gottardo! C’è neve, fa un freddo maledetto ma è bellissimo, non ci sono parole per descrivere il tutto. E’ in assoluto il punto più alto da me percorso in moto e anche uno dei momenti più alti dello spirito, di quelli tanto intensi che tradurli in parole sarebbe come banalizzarli. Mi sento bene. Ci facciamo fare una foto-ricordo e ci infiliamo nel rifugio, dove ci danno due tazze di caffelatte bollente che noi buttiamo giù come acqua. Poi scendiamo. Molto piano perché il fondo stradale è bagnato e affronare i tornanti a velocità sostenuta con una moto molto carica non è proprio saggio. Sopra di me c’è soltanto il cielo, attorno a me ci sono le montagne, i prati, la neve, le cascate, le mucche che pascolano. Sotto di me c’è tutto il resto, il confine, l’Italia, Como, Milano, Bologna… e poi casa. Il passaggio del confine non è dei più felici: c’è un sacco di coda, un sacco di mezzi pesanti… e i primi imbecilli al volante. Per il resto non c’è molto da dire. Nel nord Europa gli automobilisti guidano decisamente meglio di noi italiani (non seguono la regola del “prima-mi-butto-e-poi-metto-la-freccia”). Ci separiamo a Ferrara Sud. Arrivo a casa nel pomeriggio inoltrato e impiego un paio d'ore ad ambientarmi una volta scaricati i bagagli. Concludo questo scritto pensando, tornando con la memoria a tutti i posti e alle cose che ho visto, ai momenti eclatanti, alle risate, a Douglas, Heysham, Kirk Michael, Laxley, Bruxelles, Castletown, al Mad Sunday e alla maglietta che mi sono comprato, alle imprecazioni sotto la pioggia vicino a Manchester, ai panini ammazza-fegato, ai rombi delle moto in gara, ai disegni che ho fatto. Penso a tutte queste cose con una vena di malinconia mentre mi preparo la cena. Ci rifletto un po e alla fine realizzo di aver lasciato qualcosa di me in ogni luogo attraversato, ma di aver anche ricevuto qualcosa in cambio, qualcosa di piccolo e intimo, difficile da descrivere, varie piccole cose che unite danno luogo a un unico ricordo bellissimo. Qualcosa che sarà soltanto mio e che nessuno mi potrà mai togliere.
Basta, fine del viaggio e fine del discorso.
Punto e fine.
Stefanone


eventi e news - editoriale mensile - la storia del club - essere Street Diamond
organigramma - diventare uno di noi - la Clubhouse - scrivono di noi
Motoduck - calendario raduni - galleria fotografica - pillole di custom
diamanti in viaggio - links utili ed inutili - cerca/trova/vendi - i nostri sponsor
contatti e suggerimenti - libro ospiti - credits


FAI ATTENZIONE, FAI MOOOLTA ATTENZIONE
Tutto il materiale presente nel sito é di proprietà
Street Diamonds.
Tu azzardati soltanto a scaricarlo o ad utilizzarlo senza permesso e noi ti mandiamo a casa
la Divisione P.P.C (Parecchio Poco Comodi) a farti cose brutte brutte...